La rumba italiana, un difficile incontro

Rumba CubanaQuando parliamo di rumba, pensiamo istintivamente al calore passionale delle sale da ballo cubane e del resto del Sudamerica. In realtà questo genere è riuscito, a partire dagli anni Trenta, a viaggiare per il mondo, ritagliandosi musiche e ambientazioni diverse a seconda della cultura locale.

Per esempio, un ruolo molto importante è quello assunto dalla rumba italiana, che ha trovato terreno fertile soprattutto in brani come “Bombolo”, “Mattinata fiorentina”, “Macariolita” e “A rumba d’i scugnizzi”.

Le origini della rumba risalgono alla fine dell’Ottocento. Ci troviamo in Sudamerica, in particolare a Cuba, patria del genere latinoamericano.

Fino a pochi anni prima le popolazioni di colore venivano aspramente sfruttate per il lavoro nei campi, alimentando il triste mercato della tratta umana che tanto ha segnato parte della storia dell’Occidente.

A partire dalla fine del XIX secolo, grazie alle dure lotte per l’abolizione della schiavitù, molti lavoratori, sottratti ad un destino di miseria e sfruttamento, sentirono la necessità di esprimere il proprio sollievo e la propria voglia di riscatto e libertà utilizzando uno dei mezzi sui quali avevano potuto contare persino nelle giornate più nere: il ballo.

È così che nacque la rumba, mescolando il sapore tribale tipico della cultura afroamericana a quello spagnolo dei borghi cubani dell’epoca, meta di molti emigranti europei.

In questo contesto, il ballo rappresentava un’importante via d’uscita dalla prospettiva di smarrimento dell’uomo, appena divenuto libero.

Per cui ogni sera gli improvvisati ballerini si riunivano nel borgo della città, armati di quello che avevano a disposizione. Zucche vuote, sassi, barili e bastoncini di legno, tutto poteva servire per fare della buona musica.

Non è un caso, infatti, che la rumba si basi soprattutto sulle percussioni, con particolare attenzione alle claves, che allora non erano altro che due pezzi di legno agitati l’uno contro l’altro. Il ritmo è lento, sensuale, caratterizzato soprattutto dal movimento oscillante delle anche, in un rituale di corteggiamento molto emozionante.

Nel corso degli anni, le prime versioni della rumba subirono numerosi adattamenti, soprattutto per via della sensualità a volte troppo spinta del ballo, ritenuta poco adatta alla società dell’epoca. Per questo motivo, quando i primi ballerini cubani raggiunsero l’Europa, non lasciarono indifferente il pubblico, che tuttavia sentì la necessità di smorzare leggermente il carattere troppo esplicito originario.

È così che nacque “Bombolo”, brano del 1932 scritto da Vittorio Mascheroni e Mario Bonavita, meglio conosciuto con il nome d’arte di Marf. Il ritmo è quello di una rumba che potremmo definire “grottesca”, nata per caso mentre i due artisti, passeggiando in campagna, si imbatterono in un uomo basso e grassottello, che soprannominarono subito “Bombolo”. Le parole della canzone furono buttate giù quasi per caso, mettendo insieme frasi divertenti ed ironiche, quasi senza senso.

Da quell’immagine così insolita, ebbe origine un brano che avrebbe riscosso una celebrità davvero insolita, diventando così una della prime rumbe dal sapore interamente italiano, portata in scena nelle numerose sale di ballo dell’epoca e rimaneggiata nel corso degli anni da molti artisti celebri, come il Trio Lescano.

Dello stesso periodo è anche un altro brano, canticchiato spesso dalle nostre nonne e, perché no, anche dalle nostre mamme. Parliamo di “Mattinata fiorentina”, che molti di noi conosceranno meglio con l’inciso di “Svegliatevi bambine”, scritto da Michele Galdieri e Giovanni D’Anzi, autore di altri successi come “Ma le gambe” e “Oh mia bela Madunina”. A dare voce alla melodia lenta ed oscillante è l’eterno Claudio Villa, particolarmente adatto per rappresentare questa rumba armoniosa e leggera.

Passando invece al clima partenopeo, non possiamo non citare la famosa rumba napoletana di Raffaele Viviani, “A rumba d’i scugnizzi”. Parliamo di un brano davvero molto famoso, non solo nell’ambito della musica napoletana, proprio perché lo ritroviamo in numerosi adattamenti portati in scena da artisti di grande calibro, come Massimo Ranieri. Il clima è quello tipico dei quartieri popolari di Napoli, fatto di voci e colori particolarmente intensi e vivaci.

Ascoltando una rumba tradizionale cubana e paragonandola a quelle italiane, è facile comprendere quanto sia stato influente il ritmo originale del ballo nelle future versioni nostrane, sebbene queste se ne discostino soprattutto per quanto riguarda il clima più ironico e leggero, rispetto a quello passionale e sensuale tipico delle origini.

La rumba italiana, un difficile incontro ultima modifica: 2015-09-10T11:51:51+00:00 da gianluca

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