Le Upanisad vediche e lo Yoga

Si definiscono Upanisad quei trattati redatti in India in epoche differenti, in prosa o versi, incentrate su tematiche di grande interesse spirituale, dedicate alle verità supreme che interessano la vita dell’uomo e dell’universo. Si tratta di testi sacri importanti e piuttosto antichi, articolati e sicuramente di non immediata comprensione, che possono essere inseriti nella dimensione dei testi religiosi che si ritrovano in quasi tutte le religioni storiche, ricchi di significati simbolici e di concetti densi di spiritualità. Appartengono dunque alla tradizione indiana e a varie scuole e la loro origine risale a un periodo compreso tra il 700 e il 300 a.C. Il termine Upanisad significherebbe “sedersi vicino”, un’immagine che suggerisce l’aspetto di trasmissione del sapere da un maestro a un discepolo, così come doveva configurarsi inizialmente questo tipo di insegnamento.

Tra le varie Upanisad ve ne sono alcune dedicate allo yoga e al suo insegnamento piuttosto interessanti per coloro che si avvicinano alla pratica dello yoga ma anche in generale alla cultura indiana. Lo yoga è un metodo di realizzazione spirituale dalle origine molto antiche e comune a varie correnti religiose. Il suo significato è “unione” e al contempo “controllo delle funzioni del corpo e della mente”. Una serie di pratiche, di atteggiamenti, di tecniche che sono finalizzate a scindere quei legacci che tengono l’anima in uno stato di attaccamento a quanto è di materiale per elevarsi e congiungersi al divino: sarebbe questo il significato dello yoga.

Uno degli aspetti più interessanti di questi testi lo si ritrova nella fisiologia dello yoga. Secondo queste tradizioni il corpo umano è attraversato da più di 70.000 canali chiamati nadi. Attraverso tali canali il respiro fluisce e come vedremo occorre fare una precisazione. Quando si parla di prana bisogna infatti specificare che si tratta di un concetto più ampio di “respiro”. Il prana rappresenta una vera e propria energia vitale che scorre nell’individuo. Le nadi più importanti sono chiamate sushumna, Ida e Pingala. La prima è collegata alla colonna vertebrale e le altre confluiscono sino alle narici.

Lo yoga, così inteso nella sua accezione classica, si basa così su otto “membri” o “rami”. Questi sono: yama, ovvero una serie di “divieti”: non nuocere, non mentire, non rubare, non essere lussurioso o avido; i cosiddetti niyama, ovvero “obblighi”: purezza materiale e morale, serenità, equanimità, studio, devozione; asana, “posizioni” e pranayama, ovvero pratiche o tecniche che consentono di controllare il respiro; pratyahara, ovvero uno stato di liberazione o controllo dei sensi; dharana, ovvero concentrazione del pensiero su un unico obiettivo; dhyana, ovvero la pratica di meditazione e infine samadhi, stato di raccoglimento e liberazione.

Si tratta di un percorso graduale, di un cammino articolato, di un processo di crescita in cui gli asana o gli aspetti più pratici sono solo una parte del tutto. Resta indiscutibile che la pratica dello yoga può offrire uno strumento per vivere più serenamente la propria esistenza, in qualunque parte del mondo e aldilà del nostro livello di conoscenza della cultura orientale. Inoltre è facile intuire l’importanza di testi come le Upanisad per la cultura dell’umanità soprattutto in un’epoca di grande cambiamento e dispersione delle tradizioni antiche come quella in cui viviamo. Spesso infatti è proprio la cultura del passato a offrire risorse inaspettate per la comprensione del proprio tempo.

Le Upanisad vediche e lo Yoga ultima modifica: 2016-03-28T17:52:17+00:00 da gianluca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *