Dj Kool Herc e i B-boy

Se in origine il termine “b-boy” era conosciuto solo dagli esperti del settore, oggi persino chi non è appassionato di hip-hop ne ha sentito parlare almeno una volta. Quello che non molti sanno, però, è che questo termine è stato coniato da DJ Kool Herc, considerato a tutti gli effetti come il padre fondatore della cultura hip hip a partire dagli anni ’70.

Il suo nome di battesimo è Clive Campbell. Nato in Giamaica il 16 aprile del 1955, il giovane Clive riesce ad assorbire sin da subito la cultura tipica del suo Paese, partecipando alle numerose dancehall organizzate dai dj più noti della zona di Kingston.
Nel 1967 decide di trasferirsi a New York, precisamente nel quartiere popolare del Bronx, che diventerà noto più avanti anche per essere la patria dell’hip hop. Fino all’inizio degli anni ’70 questa zona di New York ha rappresentato in un certo senso un ghetto quasi esclusivo per la cultura afroamericana del periodo, fattore che ancora oggi risulta preponderante.

DJ-Kool-Herc

Tuttavia, grazie all’apertura della Cross Bronx Expressway, la celebre autostrada messa a punto da Robert Moses negli anni ’40, il centro della città comincia a collegarsi per la prima volta con il Bronx. Proprio con questo importante avvenimento, le porte del “ghetto” si aprono anche ai numerosi abitanti bianchi che non riescono a permettersi gli affitti costosi degli appartamenti newyorkesi, approfittando piuttosto di quelli decisamente più abbordabili del Bronx.
L’apertura del rione alla cultura bianca non viene vista di buon occhio dalla popolazione afroamericana, dando origine a contrasti sempre più accesi, che trovano spesso terreno fertile per la crescita di gang giovanili dedite a piccoli reati e vandalismo.

È in questo contesto che ha luogo la seconda fase dell’adolescenza di Clive Campbell, che frequenta le scuole superiori proprio nel Bronx. Alto e ossuto, ma sicuramente molto atletico sul campo da basket, il giovane Clive viene presto soprannominato dai compagni “Hercules”, nomignolo che adotterà più avanti per il suo pseudonimo.
Se da un lato la cultura giovanile del ghetto diventa sempre più malfamata, dall’altro alcuni adolescenti cercano alternative più costruttive con cui passare il tempo ed esprimere la propria personalità. Parliamo soprattutto dei “graffitari”, ai quali aderisce anche il giovane Clive, unendosi a una crew dal nome “Ex-Vandali”.

In questo periodo il ragazzo si avvicina anche al mondo della musica, validissima via di fuga dalla triste realtà del Bronx. Il primo disco che riesce a conquistare, grazie ad un regalo da parte di suo padre, è “Sex Machine” di James Brown. Non tutti possono permettersi di possedere un vinile, per cui Clive e sua sorella Cindy decidono di organizzare delle feste nel loro palazzo, invitando i compagni di scuola ad ascoltare tutti insieme della buona musica.
Da questo divertente passatempo, Clive intuisce la sua passione per l’intrattenimento del pubblico con la musica, per cui tenta di seguire le orme dei principali dj delle dancehall giamaicane, radunando sempre più persone nel corso delle sue feste.

La strada per il successo, almeno nel ristretto contesto del ghetto, è già avviata, ma la mente geniale del giovane DJ Kool Herc raggiunge un’altra grande intuizione: il “break”. Nonostante questo termine venga oggi utilizzato perlopiù nell’ambito del ballo, la sua origine è piuttosto legata alla musica. In un primo momento, i vinili di DJ Kool Herc, infatti, non vengono mai fatti suonare inizialmente per intero, ma viene selezionata solo la parte relativa alle percussioni, che viene ripetuta in loop anche per diversi minuti, aggiungendo di volta in volta elementi diversi, tra cui la voce.

Il break o breakbeat diventerà il fondamento essenziale per la musica hip hop, in particolare perché il ritmo accattivante riesce a incarnare appieno il clima giovanile del Bronx e risulta anche adatto per invogliare la gente a ballare.
Nel giro di poco tempo, DJ Kool Herc introduce un’altra grande innovazione durante le sue feste. Una volta avviata la musica, interrompe più volte nel corso della serata il normale avvio delle note, introducendo i suoi “breaks”, che chiamerà “Merry-Go-Round” (la giostra). Inoltre, le percussioni e gli altri strumenti faranno da sottofondo a delle frasi parlate, incentrate soprattutto su termini gergali in rima. È così che nasce il tormentone di “B-boys, b-girls, are you ready?”.

Secondo la cultura del ghetto di quel periodo, i b-boy e le b-girls sono semplicemente ragazzi e ragazze che ballano sulle note dei numerosi break di DJ Kool Herc, mettendo in pratica quella che verrà definita “breakdance”.

Con il passare degli anni, il termine “b-boy” verrà ampliato a chiunque rientri nell’ambito della cultura hip hop. Al contrario, le “b-girl” lasceranno presto il posto alle cosiddette “fly girl”, termine gergale coniato dal gruppo hip hop Bomfunk MC’s.

Quello che non tutti sanno del mondo dei b-boy e delle b-girl è che queste figure si collocano nel contesto culturale che abbiamo appena descritto, per cui, contrariamente a quanto l’opinione comune ha sempre ritenuto, potrebbero essere definiti come l’alternativa non violenta al malfamato ghetto del Bronx degli anni ’70.

Il loro modo di ballare, di cantare con velocissime frasi in rima, di muoversi e gesticolare anche al di fuori delle dancehall forniscono il quadro completo per rappresentare la cultura hip hop del periodo. La vera battaglia, infatti, non deve necessariamente essere quella con armi e pistole per le strade del Bronx, ma si può lottare a suon di musica, sfidando gli avversari con la danza e con le rime, per terminare ogni conflitto una volta spenti gli altoparlanti.

Dj Kool Herc e i B-boy ultima modifica: 2016-03-27T10:09:30+00:00 da gianluca

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