La grande salsa di Celia Cruz

Ai non appassionati di salsa, forse, il suo nome non ricorderà nulla, ma in realtà i brani più celebri della grande Celia Cruz sono davvero molto famosi in tutto il mondo, utilizzati come colonna sonora di spot, film, programmi televisivi e serate danzanti. La cantante cubana, infatti, ha dato vita a successi internazionali, come “La vida es un carnaval”, regalandole ben 22 dischi d’oro e l’appellativo di “Regina della salsa”.

Celia Cruz nasce nel 1925 a L’Avana, capitale cubana dei balli latinoamericani. Seconda di quattro figli, Celia intraprende sin da giovanissima gli studi per diventare insegnante, non rinunciando allo stesso tempo ad approfondire la sua grande passione per il pianoforte. È proprio questa passione, unita alla sua determinazione, che le consentirà di accedere all’Accademia Musicale Municipale, dove si specializza nello studio di questo strumento.

Tuttavia, il vero punto di forza della giovane Celia è la voce, calda e profonda, che non esita a farsi notare dai produttori musicali. Nel 1947, poco più che ventenne, viene selezionata per il programma radiofonico “La hora del tè”, molto simile ai talent show moderni. Il talento della cantante viene riconosciuto dalla critica, consentendole di vincere il primo premio.

La grande passione di Celia per la musica continua a essere incoraggiata con sempre più forza dalla madre, che non esita a spronare la figlia a partecipare ad altri concorsi radiofonici.

Tuttavia, come spesso accadeva nelle famiglie di allora, la clemenza materna viene ostacolata dalla rigorosità del padre, che vorrebbe piuttosto vedere la propria figlia impegnata in un mestiere più consono ai costumi dell’epoca, come quello dell’insegnante.

Nonostante i ripetuti tentativi paterni di contrastare il successo di Celia, la ragazza continua per la sua strada, ricevendo sempre più consensi da parte della critica e del pubblico. È proprio da questo momento, quindi, che la cantante decide di iscriversi alla prestigiosa Havana’s National Conservatory of Music, dedicandosi esclusivamente allo studio della musica.

Dopo poco tempo, spinta dal consiglio di un suo professore, Celia Cruz prende un’altra decisione importante, quella di lasciare il conservatorio dedicandosi esclusivamente a corsi di canto per intraprendere una vera e propria carriera professionistica da cantante.

Il primo, importante traguardo musicale arriva nel 1948, quando Celia si unisce al gruppo musicale “Las Mulatas de Fuego”, insieme a Roderico Neyra, viaggiando per il Venezuela e il Messico con una lunga tournée.

Due anni dopo, nel 1950, lascia la prima band per unirsi al già avviato gruppo dei Sonora Matancera, alla ricerca di una sostituta per la cantante ufficiale, la celebre Myrta Silva. Nonostante i dubbi iniziali da parte degli stessi membri del gruppo e della critica riguardo alla possibilità che una giovane artista come Celia potesse sostituire una cantante affermata, il talento della ragazza mette a tacere ogni perplessità. È così che la nuova formazione porta alla luce brani come “Cao, cao manì picaò” e “Mata siguraya”.

La collaborazione con i Sonora Matancera dura ben 15 anni, nel corso dei quali Celia Cruz ebbe modo di conquistare una fetta sempre più ampia di pubblico, grazie alle numerose tournée attraverso l’America centrale e settentrionale.

Nel 1961, durante una permanenza artistica piuttosto lunga negli Stati Uniti, Celia si sperimenta anche come cantante solista, esibendosi in locali rinomati, come il celebre Hollywood Palladium. L’anno successivo, rimasta orfana di entrambi i genitori a distanza di poco tempo, decide di trasferirsi definitivamente a New York, rinunciando alla possibilità di tornare in patria, a causa delle decisioni politiche prese dal governo di Fidel Castro.

Sarà proprio in questi anni che sposerà il suo manager Pedro Knight, che la spingerà ad accettare numerose tournée in giro per il mondo, visitando in particolare il territorio europeo.

A partire dal 1966, Celia Cruz avvia una lunga e fruttuosa collaborazione con l’orchestra di Tito Puente, conquistando una fetta di pubblico ancora più ampia ed eterogenea.

Il passaggio al genere della salsa avviene a partire dagli anni Settanta, in particolare con il brano “Gracia divina”. Incuriosita sempre di più da questa nuova possibilità musicale, Celia firma con la casa discografica Vaya Label, che le propone di esibirsi in coppia con uno dei più importanti esponenti della salsa cantata, Johnny Pacheco. Il primo album del duo si intitola “Celia & Johnny” e diventa disco d’oro in pochissimo tempo, grazie alla presenza di grandi successi come “Quìmbara” e “Vieja Luna”.

La grande prosperità degli anni Settanta prosegue anche nel corso del decennio successivo. Celia ha ormai conquistato il firmamento musicale di tutto il mondo, continuando a dare vita ad album che ancora oggi riscuotono un grande successo.

La fase finale della sua carriera viene esaltata ed omaggiata da artisti di grande calibro, che decidono di collaborare con Celia Cruz in spettacoli esaltanti, come il celebre concerto al Madison Square Garden del 1982.

Nel 1989 l’artista vince il primo Grammy Latino, grazie al quale riesce ad ottenere la possibilità di esibirsi in un altro grande concerto a Central Park, in occasione del 65° anniversario dei Sonora Matancera.

Da ricordare è anche una partecipazione per la pellicola cinematografica “I re del mambo”, diretta da Arne Glimscher ed un ruolo nella telenovela “El alma no tiene color”.
Nel 1998 arriva uno dei brani di Celia Cruz più celebri in assoluto, “La vida es un carnaval”, inserito nell’album “Mi vida es cantar”.

Dopo molti anni lontana dalla sua terra natia, Celia decide di tornare a Cuba alle soglie degli anni Novanta. Nel corso del suo soggiorno, prenderà un pugno di terra cubana, che porterà sempre con sé nel corso dei suoi ultimi anni e che verrà sepolta con lei pochi anni più avanti.
Tuttavia la carriera di Celia Cruz non è ancora terminata. Nel 2000, infatti, ottiene un secondo Grammy, seguito dal terzo l’anno successivo.

Nel 2001 partecipa al Pavarotti & Friends di Modena, esibendosi nel celebre brano “Guantanamera” insieme a Luciano Pavarotti e Jarabe de Palo.

Poco tempo dopo, però, arriva la triste notizia di un tumore al cervello, che tuttavia non le impedisce di continuare a cantare, incidendo altri due album. Nel 2003, quando la malattia è ormai quasi al termine, l’emittente televisiva “Telemundo” decide di organizzare un grandissimo evento in onore della cantante, invitando artisti del calibro di Gloria Estefan, Gloria Gaynor, José Feliciano e molti altri ancora.

Pochi mesi dopo, la cantante morirà nella sua casa, nel New Jersey. Molti di noi, appassionati o meno della carriera artistica di Celia Cruz, ricorderanno i funerali organizzati per dare l’ultimo saluto alla cantante. La bara, avvolta nella bandiera cubana, venne trasferita prima a Miami e poi a New York, per consentire ai numerosissimi fan di rendere omaggio ad una grande donna e artista. Nel corso della celebrazione nella cattedrale di San Patrizio, a New York, il collega e amico Victor Manuelle ha cantato un’emozionante versione a cappella di “La vida es un carnaval”, modificando parte del testo per adattare l’ultimo saluto per Celia.

La grande salsa di Celia Cruz ultima modifica: 2015-09-03T08:30:12+00:00 da gianluca

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